Trattamento dei crediti tributari e contributivi nella transazione fiscale

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Articolo 182-ter del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, come modificato dall’articolo 1, comma 81, della legge 11 dicembre 2016, n. 232

La circolare n. 40/E del 18 aprile 2008 ha illustrato l’istituto della transazione fiscale, disciplinato dall’articolo 182-ter del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (c.d. legge fallimentare, di seguito L.F.), nell’ambito del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione dei debiti.

La circolare n. 19/E del 6 maggio 2015 ha fornito ulteriori chiarimenti in materia, con particolare riguardo agli effetti delle sentenze 4 novembre 2011, n. 22931 e n. 22932, con cui la Corte di cassazione ha affermato che è ammissibile un concordato preventivo con falcidia dei crediti tributari, pur in assenza della domanda di transazione fiscale1, ma che, “a prescindere dalla presenza o meno di una transazione fiscale, il credito IVA deve sempre essere pagato per intero”.

L’istituto della transazione fiscale è stato successivamente interessato da significativi interventi del legislatore e da recenti pronunce della giurisprudenza comunitaria e nazionale, che ne hanno modificato l’originaria configurazione.

Si fa riferimento, in particolare:

– alle modifiche apportate alla L.F. dal decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 agosto 2015, n. 132, che ha introdotto “Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria”;

– alla sentenza del 7 aprile 2016 pronunciata dalla Corte di giustizia europea nella causa C-546/14, con cui tale organo giurisdizionale si è discostato dagli orientamenti sino a quel momento espressi dalla giurisprudenza nazionale, costituzionale e di legittimità, ed ha affermato la falcidiabilità dell’IVA nell’ambito di un concordato preventivo non accompagnato da una domanda di transazione fiscale;

– alla sentenza 22 settembre 2016, n. 18561, con cui la Corte di cassazione ha affermato l’intangibilità dell’IVA nelle ipotesi di concordato preventivo contenente una domanda di transazione ai sensi dell’articolo 182-ter L.F., ritenendo non applicabili nella fattispecie i principi affermati dalla sentenza della Corte di giustizia del 7 aprile 2016, stante l’espresso divieto legislativo contenuto nella citata disposizione; tale orientamento è stato successivamente ribadito dalla Cassazione a sezioni unite con le sentenze 27 dicembre 2016, n. 26988 e 13 gennaio 2017, n. 760;

– alla sentenza 19 gennaio 2017, n. 1337, con la quale la Corte di cassazione ha mutuato le argomentazioni delle sezioni unite e ha ammesso il pagamento in misura ridotta del credito per ritenute nella sola ipotesi di concordato preventivo non accompagnato da una domanda di transazione fiscale;

– alla modifica, infine, del citato articolo 182-ter ad opera dell’articolo 1, comma 81, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per il 2017), in vigore dal 1° gennaio 2017, finalizzata a rimuovere gli ostacoli posti dalla lettera della norma ad una generale falcidia dell’IVA e delle ritenute nella transazione fiscale.

La presente circolare, nella prima parte, illustra i principi affermati dalle pronunce giurisprudenziali che hanno inciso maggiormente sulle procedure di concordato preventivo e di accordo di ristrutturazione dei debiti e, nella seconda parte, fornisce chiarimenti relativamente alle novità introdotte dalla legge n. 232 del 2016, applicabile, come meglio specificato in seguito, con riferimento alle suddette procedure, avviate dal 1° gennaio 2017 o comunque a tale data non ancora votate o sottoscritte per adesione.

In allegato la circolare completa, in PDF.